Benvenuti al website della Associazione della Gioventù Mussulmana Ahmaddiyya Italia   " Le nazioni non possono essere riformate senza una ri-formazione della gioventù."Hazrat Khalifatul Massih II (possa Allah compiacersi di Lui)

 

 

L’Islam e il Terrorismo?

 

E’ una triste realtà che l’Islam, la religione di pace, speranza, armonia e fratellanza sia stato sporcato dalla macchia di terrorismo dopo certi avvenimenti come quello del 11 settembre 2001.

Questo articolo mira a presentare l’insegnamento dell’Islam in modo da mettere in chiaro l’interpretazione di atti terroristici sotto la dottrina islamica, la stessa dottrina che viene abusata dai terroristi.

1.Asilo diplomatico e l’etica di guerra secondo l’Islam

2.La Jihad Islamica

3.Pace e le relazioni internazionali secondo l’Islam

 

ASILO DIPLOMATICO E L’ETICA DI GUERRA SECONDO L’ISLAM

 

Secondo il libro sacro islamico, il Sacro Quran, Dio ha dato onore a tutti indipendentemente dal colore della pelle, dalla razza oppure dalla nazionalità ecc. La libertà è un grande dono del Dio e la sua assenza rappresenta miseria. Secondo l’insegnamento Islamico, nessuno può essere preso prigioniero senza un giustificato motivo. Si possono prendere prigionieri nel corso di una guerra dichiarata formalmente e per nessun altro motivo. Il Sacro Quran ne parla in modo specifico:

“Non sta ad un profeta prendere prigionieri se non durante una regolare battaglia. Se voi prendete dei prigionieri al di fuori di una regolare battaglia, sarete percepiti come coloro che desiderano cose di questo mondo, ma Allah desidera per voi quello che avverrà dopo. Ed Allah e Forte e Saggio.”(8:68)

Questo verso chiaramente colpisce alla radice non solo l’usanza di schiavitù in un epoca passata ma non molto lontana, ma anche la più recente usanza di prendere come ostaggi persone innocenti non coinvolte direttamente in azioni di guerra.

Nel Suo ultimo discorso, il Santo Profeta dell’Islam dava indicazioni precise riguardante il trattamento dei prigionieri. Lui disse:

“Voi avete ancora alcuni prigionieri di Guerra. Perciò, io vi consiglio di nutrirli e di vestirli come voi voleste mangiare e vestire voi stessi…… Causare dolore e sofferenza a loro non è accettabile”.

Altre indicazioni specifiche sull’etica di guerra e sul trattamento dei prigionieri sono contenute nel verso numero 5 del quarantasettismo capitolo del Sacro Quran. E cioè:

“Quando si è impegnati in una regolare guerra, la stessa bisogna combatterla con coraggio ed in modo implacabile. La guerra può essere combattuta fino alla conquista della pace e della libertà della coscienza. Prigionieri devono essere presi con giudizio. Non si può togliere la libertà di persone libere senza una giusta causa. Quando la guerra finisce, bisognerebbe liberare i prigionieri o come atto di favore, o in cambio ad un risarcimento oppure su base di uno scambio negoziato.”

Nella storia dell’Islam, tutti questi metodi sono stati utilizzati per il rilascio dei prigionieri. Un metodo diverso era che i prigionieri che sapevano leggere e scrivere potevano istruire quelli che non era capaci e in cambio evitavano di pagare il risarcimento.

Questo verso colpisce ancora alla radice coloro che cercano di giustificare il terrorismo sotto la bandiera dell’Islam.

Gli inviati sono persone privilegiate nel sistema Islamico. Loro si godono di immunità totale. Non possono essere presi come ostaggi politici indipendentemente dalla causa. Il loro sequestro è un reato atroce. Loro non devono essere uccisi o maltrattati. Ci sono numerosi esempi nella vita del Santo Profeta che illustrano l’applicazione di questi principi.

E ovvio allora che l’insegnamento Islamico riguardante l’immunità diplomatica, sia nella forma scritta del libro sacro, il Quran che nella vita pratica del,santo Profeta Mohammed, è senza ambiguità. In poche parole, prendere ostaggi, il maltrattamento di ogni forma degli inviati e dei cittadini innocenti è assolutamente estraneo agli insegnamenti della religione Mussulmana. La filosofia Islamica non accetta il terrorismo.

 

IL CONCETTO DI JIHAD IN ISLAM

A causa delle azioni di alcuni elementi, il mondo occidentale ha una visione sbagliata del concetto di Jihad (la cosiddetta “guerra santa”). La parola Jihad fa pensare a delle bande di fanatici religiosi con delle barbe selvagge , con gli occhi infuocati che vanno all’attacco degli infedeli con delle spade.

In realtà, nella terminologia Islamica, Jihad significa fare uno sforzo, combattere per una buona causa. Nel corso dei secoli, questo significato di Jihad è stato malinterpretato e diluito. I tempi moderni richiedono che il vero significato di questa parola venga risuscitato.

Il significato di Jihad può essere diviso in due categorie: La prima è Jihad-e-akbar. Questo rappresenta il Jihad contro se stessi per combattere la tentazione verso il peccato, cioè la purificazione di se stessi.

Poi c’è il Jihad-e-asghar. Questo è il Jihad con la “spada”. Questo presuppone certe condizioni specifiche. Il Sacro Quran parla solo della guerra contro chi attacca per prima i mussulmani. Il cosiddetto verso della spada è spesso malinterpretato come se professasse il massacro indiscriminato di tutti i non-credenti. Quando il Sacro Quran dice “uccideteli ovunque li troviate”, si riferiscono esclusivamente alla situazione dove i mussulmani hanno subito l’attacco e i nemici e non-credenti che non abbiano rispettato accordi ed impegni stipulati con loro. Qualsiasi altra interpretazione di questo verso è sbagliata. Nella vita del Santo Profeta dell’Islam non si trova alcun esempio dove Lui avesse offerto la scelta tra l’Islam o la spada.

I media occidentali e spesso anche persone ben informate non tengono conto di questi 2 tipi di Jihad. Bisogna anche tenere presente che il Quran non inserisce Jihad nel contesto degli elementi fondamentali del credo islamico. La vita e l’insegnamento del Santo Profeta ci fanno capire chiaramente che Jihad è una lotta attiva ma non intesa come un espressione militante. Il terrorismo è in netta contraddizione con il vero spirito di Jihad Islamica.

Pertanto, presentare l’Islam come una religione barbarica che si sente autorizzata a causare sofferenza a persone e cose senza motivo e sotto la veste di un autorità divina Non è assolutamente l’Islam che troviamo nel Sacro Quran ne nell’insegnamento del Santo Profeta Mohammed (pace sia con lui).

 

LA PACE ED I RAPORTI INTERNAZIONALI SECONDO L’ISLAM

Tra le qualità di Dio elencate nel Sacro Quran c’è anche “colui che è la fonte di pace ed il conferitore di sicurezza (59:23). Stabilire la pace e mantenere la sicurezza allora deve essere un obiettivo costante di tutti noi, mussulmani e non. L’Islam condanna ogni attività che disturba la pace. Troviamo indicazioni precise e ripetute in questo senso nel Sacro Quran:

“E non create disordine sulla terra dopo che ordine sia stato stabilito” (7:57; 11:86; 29:37)

Cattiveria e furberia sono condannate in diversi altri versi del Sacro Quran e i mussulmani sono richiesti a lavorare completamente per la pace.

L’Islam porta la nostra attenzione sui fattori che possono disturbare o distruggere la pace e l’ordine e li rigetta. Il dominio di un gruppo su un altro nel contesto domestico oppure di un popolo su un altro nel contesto internazionale è una causa forte di disturbo della pace e perciò è condannato dall’Islam. Lo sfruttamento economico di un popolo o un paese da un altro inevitabilmente porta ad un dominio a favore dello sfruttatore e diventa una minaccia alla pace. Un economia basato su sfruttamento non porta benefici e non può perdurare. Il Sacro Quran proibisce questo tipo di sfruttamento.

La visione dell’Islam si traduce in un associazione di stati forti e stabili che lavorano insieme alla ricerca di pace, libertà di coscienza e la promozione del benessere umano. Questo potrebbe richiedere degli accordi o impegni tra le varie nazioni. Questi accordi e/o impegni devono essere in linguaggio semplice e non devono essere disattesi sotto la tentazione di ottenere qualche vantaggio. Nel caso di difficoltà il dovere di un mussulmano è quello di ricercare una soluzione pacifica.

Il Sacro Quran insegna che Dio ha mandato la Sua rivelazione ad tutti i popoli in vari momenti. Diversi profeti del vecchio testamento sono nominati nel Quran così come Gesù Cristo i quale sono trattati con rispetto ed onore da tutti i mussulmani. Anzi, l’Islam impone il credo in tutti questi profeti. Pertanto l’Islam ha una posizione unica nel suo credo in tutti i profeti indipendentemente dal luogo dove loro si sono proclamati. In questo senso, l’Islam promuove la riconciliazione tra le varie religioni fornendo una base di reciproco rispetto.

Il Sacro Quran dice:

“Certamente, coloro che credono e gli Ebrei e i Cristiani e i Sabiani – tra tutti questi, quelli che credono veramente in Allah ed il giorno del Giudizio e si comportano bene, saranno premiati da Dio e non avranno alcuna paura e non dovranno soffrire” (2:63).

Lo stesso messaggio lo troviamo ripetuto al riferimento 5:70. L’unità tra i seguaci di tutte le fedi è sottolineati con forza dal Sacro Quran e la creazione di discordanza con terrorismo o altri mezzi non ha nessun spazio all’interno dell’Islam.

Nel dominio di relazioni internazionali, la religione e le relazioni inter-religiose occupano una posizione importante. Purtroppo, poca attenzione è prestata a questo aspetto di relazioni umane. Si presume che la religione sia una questione privata per ogni individuo e che questo non dovrebbe avere alcun legame con gli aspetti politici e sociali della vita. Questa tesi non è giustificata. Islam, essendo una fede egualitaria, non è solo una fede personale ma un codice completo di valori e di comportamento. L’Islam è e sarà un fattore vitale nelle relazioni umane e potrebbe progressivamente diventare più efficace nella promozione dell’unità ed accordo tra le varie fedi e tra vari gruppi.

Bisogna concludere dicendo che sia durante un periodo di pace che durante la guerra, atti di terrorismo non solo sono condannati dall’Islam ma sono chiaramente estranei all’insegnamento dell’Islam. La parola Islam, infatti vuol dire pace tramite la sottomissione alla volontà di Dio. Solo tramite l’osservanza delle leggi Divine possiamo sperare di raggiungere l’obiettivo di un mondo sicuro e libero dal terrorismo.

 

BIBLIOGRAPHY

Abbot, Freeland. (1968) Islam and Pakistan. Ithaca: Cornell University Press.
Ahmad, Mirza Bashiruddin Mahmud. (1980). Invitation to Ahmadiyyat, London: Routledge & Kegan Paul.
Khan, Sir Muhammad Zafrullah (1989). Islam: Its Meaning for Modern Man. New York & Evanston: Harper & Row.
The Holy Quran (Arabic Text with the English Translation by the late Sir Muhammad Zafrullah Khan: President of the 17th Session of U.N. General Assembly and later Judge and President of the International Court of Justice at the Hague, London; Curzon Press

 

©Associazione della Gioventù Mussulmana Ahmadiyya Italia
 Per ulteriori informazioni contattare info@khuddamulahmadiyya.it

 

 

 

 

 

 

 

 

aasdasdas